fbpx
La plastica nel Mar Mediterraneo - Brush Bamboo
16525
post-template-default,single,single-post,postid-16525,single-format-standard,theme-bridge,bridge-core-1.0.5,cookies-not-set,woocommerce-no-js,ajax_fade,page_not_loaded,,columns-4,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-18.1,qode-theme-bridge,qode_advanced_footer_responsive_1000,wpb-js-composer js-comp-ver-6.6.0,vc_responsive
 

La plastica nel Mar Mediterraneo

È ormai risaputo che l’inquinamento da plastica nel Mar Mediterraneo e negli oceani ha un impatto drammatico sulla salute dell’uomo e sulle specie marine che lo popolano.

L’allarme è scattato quando si è notata la presenza di rifiuti plastici in luoghi remoti del globo. Esperti in materia si sono chiesti come fosse possibile che la plastica avesse raggiunto mete fino a quel momento incontaminate interrogandosi soprattutto sulle conseguenze.
Avanzando le ricerche sono venute a galla una serie di criticità e rivelazioni sconcertanti come le famose isole di plastica. La più famosa è la Great Pacific Garbage Patch, al largo del Pacifico, con un’estensione che supera quella della penisola Iberica. Un’immensa area di rifiuti galleggiante dove al suo posto dovrebbe regnare la natura incontrastata, non intaccata dalla presenza dell’uomo.

Plastica nel mare
Ma com’è la situazione nel nostro mar Mediterraneo?

Un recente report del 2018 di WWF non ci solleva, e anzi, ci informa di una situazione assai critica: il nostro mare è ad oggi tra i più inquinati al mondo e la causa è proprio la plastica.
Ogni anno finiscono in mare tra le 150 e le 500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130 mila tonnellate di microplastiche: come se ogni minuto più di 33 mila bottigliette di plastica finissero nel Mediterraneo.
A farne le principali conseguenze sono gli animali che popolano il nostro mare. Pochi sanno che il Mar Mediterraneo è un’area faunistica ricchissima popolata anche da capodogli, balenottere comuni, delfini, e altri mammiferi marini.

Le microplastiche nuovo cibo?

Le microplastiche scambiate per cibo costituiscono una fra le principali cause di morte per soffocamento di molti pesci ed uccelli marini: l’ingerimento accidentale di plastica scambiata per plancton o meduse è un fenomeno che coinvolge il 52% delle tartarughe marine.
La ricerca del WWF ci fornisce ancora un ulteriore dato shock, le microplastiche nel mediterraneo raggiungono concentrazioni 4 volte più alte di quelle riscontrate nell’isola di plastica del Pacifico settentrionale. É quindi facile dedurre che queste plastiche, facendo ormai parte della catena alimentare, sono un rischio anche per la salute umana.

Colpevoli e vittime

La colpa è di

  • l’inefficienza del sistema di gestione
  • il costo della plastica estremamente basso, in contrapposizione con quello d’esercizio dei rifiuti che non lo è altrettanto
  • i produttori ma anche le autorità pubbliche
  • i turisti che incrementano il problema nei periodi di maggior affluenza sulle spiagge e i consumatori.

 

Tutti colpevoli insomma ma anche contestualmente vittime. Come l’Italia che, se da un lato subisce gli effetti maggiori dell’inquinamento per l’estensione delle sue coste, dall’altro è il maggiore produttore di manufatti in plastica dell’area mediterranea e il secondo più grande produttore di scarti plastici, realizzando ogni anno mezzo milione di tonnellate di rifiuti.

Se desideri avere qualche consiglio su come muovere i primi passi verso un minor consumo di plastica leggi il “Decalogo di una vita Plastic-free”.

Vuoi avere più informazioni sulla plastica?